Note 211 — CAPITOLO LXVIII. Fine del regno longobardo. Rinnovasi l'impero d'Occidente.
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Anselmo abate di Nonantola, cognato di Rachi, fu da Desiderio tenuto esule sette anni, e probabilmente adoperò assai a favore di Carlo, giacchè questo fecegli immense donazioni. Muratori, all'anno 774: — Dum iniqua cupiditate Langobardi inter se consurgerent, quidam ex proceribus langobardis talem legationem mittunt Carolo Francorum regi, quatenus veniret cum valido exercitu, et regnum sub sua ditione obtineret, asserentes quia istum Desiderium tyrannum sub potestate ejus traderent vinctum, et opes multas, cum variis indumentis auro argentoque intextis, in suum committerent dominium. Anonim. Salernit., in Rer. it. Script. tom. II. p. i. paralip.
Vedasi L. C. Betmann, Paulus Diaconus und Geschichtschreibung der Longobarden. Annover 1849.
Martino da Cremona, figlio di Paolo nobilissimo uomo, e di Sabina onoranda femmina, fu diacono, e andò a mostrar ai Francesi il passo delle Alpi; infine divenne arcivescovo di Ravenna. Descrisse egli stesso il suo viaggio in una lettera che si pretende aver trovata il canonico Dragoni di Cremona, e che fu, senza troppo esame, pubblicata dal Troya nel suo Codice diplomatico.