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Storia degli Italiani, vol. 04 (di 15)

Note 36 — CAPITOLO XLVI. Il Cristianesimo perseguitato, combattente, vincitore.

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Certatim gloriosa in certamina ruebatur, multoque avidius tunc martyria gloriosis motibus quærebantur, quam nunc episcopatus pravis ambitionibus appetuntur, Sulpicio Severo, lib. II.

A coloro che riducono a minimo numero le vittime, volle rispondere il Visconti (Mem. romane d'antichità. Roma 1825) colle tante iscrizioni di martiri. Di molti non s'indicava il nome, ma il numero; come,

MARCELLA ET CHRISTI MARTYRES CCCCL. HIC REQVIESCIT MEDICVS CVM PLVRIBVS. CL MARTYRES CHRISTI.

Fors'anche son numeri di martiri quelli che, senz'altra indicazione, troviamo su alcune sepolture, colla corona e la palma; del qual uso è testimonio anche il seguente epigramma di Prudenzio, Carm. XI:

Sunt et multa tamen, tacitas claudentia tumbas Marmora, quæ solum significant numerum. Quanta virum jaceant, congestis corpora acervis, Scire licet, quorum nomina nulla legas. Sexaginta illic, defossa mole sub una, Reliquias memini me didicisse hominum.

Una, per esempio, dice: N. XXX. SVRRA ET SENEC. COSS; cioè ci dà trenta uccisi sotto il pio Trajano; e contraddice a chi asserì (come il Burnet, Lettere dall'Italia, pag. 224) che i Cristiani non avessero catacombe prima del IV secolo, giacchè questa, del 107, fu scavata da una catacomba.

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