Note 90 — CAPITOLO XXXI. Il secolo d'oro della letteratura latina.
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Per sentire la differenza de' sentimenti verso le donne nei moderni e negli antichi, basta osservare come Virgilio non faccia da Enea tener conto alcuno degli spasimi di Didone, anzi da questi egli passi a mostrare l'indifferenza dell'eroe con un fatto, ove sembra ch'egli manchi a quella rettitudine di senso e di gusto che pur gli abbondava. Nel IV libro Enea tenta fuggire di soppiatto, ma scopertolo, Didone il prega per quanto han di sacro l'amor loro, il cielo, la terra; infine sviene; le damigelle la trasportano sul letto, e il pio Enea torna alla flotta:
At pius Eneas, quamquam lenire dolentem Solando cupit... Jussa tamen divûm exsequitur, classemque revisit.
Il pius qui non direbbesi una celia atroce? Anna va a scongiurarlo:
Miserrima fletus Fertque, refertque soror: sed nullis ille movetur Fletibus, aut voces ullas tractabilis audit. Fata obstant, placidasque viri deus obruit aures.
Che più? mentre Didone si dispera e prepara ad uccidersi,
Æneas, celsa in puppi, jam certus eundi, Carpebat somnos.