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Storia degli Italiani, vol. 03 (di 15)

Note 88 — CAPITOLO XXXI. Il secolo d'oro della letteratura latina.

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Tutte le favole di Virgilio sulla venuta di Enea si trovano in Dionigi d'Alicarnasso. Ora questi non diè fuori l'opera sua che otto o sette anni av. C., e Virgilio era morto da dieci anni. Virgilio dunque tolse le sue favole da altre fonti; ma fa meraviglia che Dionigi non citi l'Eneide. Era il disprezzo dei Greci per tutto ciò che era romano? era un'altra delle ignoranze de' lavori precedenti che spesso si trovano negli antichi? Quegli stessi che parrebbero concepimenti di Virgilio, sono reminiscenze. Nevio, nel poema sulla guerra punica, avea già raccontato la venuta di Enea in Italia e seguitone il viaggio coi casi medesimi narrati da Virgilio, come la procella concitata da Giunone, e le querele di Venere a Giove, e le speranze onde la consola; anzi probabilmente quel poeta condusse Enea a Cartagine, come certo inventò il personaggio di Anna sorella di Didone. La pietà di Enea che salva il padre e i penati si legge in Varrone, dove è soggiunto che l'astro di Venere più non disparve dagli occhi dei Trojani, finchè non afferrarono al lido indicato dall'oracolo di Dodona. Lunghi passi sono tradotti da Apollonio Rodio: Stesicoro gli offrì quella soluzione del dramma iliaco: se crediamo ad uno degli interlocutori dei Saturnali di Macrobio, il secondo dell'Eneide è tolto di pianta da Pisandro epico greco; e la Crestomatia di Proclo c'insegna che l'invenzione del cavallo di legno è dovuta ad Aratino e a Lesene.

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