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Storia degli Italiani, vol. 03 (di 15)

Note 87 — CAPITOLO XXXI. Il secolo d'oro della letteratura latina.

Reading edition

Sacra diesque canam et cognomina prisca locorum. Eleg., IV. 1.

Di tale poema sono forse brani molte parti del suo quarto libro, come il concetto ne spira nell'elegia a Roma, dove canta: — Quanto vedi, o straniero, della massima Roma, prima del Frigio Enea era colle erboso; dove sorgono i palazzi sacri al navale Febo, riposarono i profughi bovi d'Evandro; questi tempj d'oro crebbero per numi di creta; il padre Tarpeo tonava dalla nuda rupe, e dai nostri armenti era frequentato il Tevere; il corno pastorale convocava i prischi Quiriti, e cento di loro in un prato assisi formavano il senato. Nè sul cavo teatro pendevano veli sinuosi; nè di solenne croco olezzavano i paschi; nè s'ebbe cura di cercare straniere deità quando la turba tremava intenta ai sacri riti».

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