Note 18 — CAPITOLO XXXI. Il secolo d'oro della letteratura latina.
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Si quis populo occentassit, carmenve condisti, quod infamiam faxit flagitiumve alteri, fuste ferito. Cicerone, De republica, dice: — Le XII Tavole avendo statuita la morte per pochissimi fatti, tra questi stimarono non doverne andar esente colui che avesse detto villanie, e composto versi in altrui infamia e vitupero. E ottimamente, perchè il viver nostro dev'essere sottoposto alle sentenze de' magistrati ed alle dispute legittime, non al capriccio de' poeti; nè dobbiamo udir villanie se non a patto che ci sia lecito il rispondere e difenderci in giudizio». Elegantissimamente Orazio soggiunge nella già più volte citata Epistola II. 1:
Libertasque recurrentes accepta per annos Lusit amabiliter, donec jam sævus apertam In rabiem verti cœpit jocus, et per honestas Ire domos impune minax. Doluere cruento Dente lacessiti: fuit intactis quoque cura Conditione super communi: quin etiam lex Pœnaque lata, malo quæ nollet carmine quemquam Describi. Vertere modum, formuline fustis Ad bene dicendum, delectandumque redacti.