Note 14 — CAPITOLO XXXI. Il secolo d'oro della letteratura latina.
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Lo snodarsi ordinario degli intrecci col ricomparire d'un personaggio creduto morto, o col far riconoscere un padre o un figlio, trovava giustificazione fra gli antichi dall'abitudine di esporre i bambini e ridurre schiavi i prigioni di guerra, dalle frequenti rapine de' corsari, e dalle scarse comunicazioni fra' paesi. Quanto agli a parte e alla doppia azione, restavano meno sconci per la vastità dei teatri, e perchè la scena per lo più rappresentava una piazza, cui molte strade metteano capo.
Di Terenzio cantava Cesare:
Tu quoque, tu in summis, o dimidiate Menander, Poneris, et merito, puri sermonis amator; Lenibus atque utinam scriptis adjuncta foret vis, Comica ut æquato virtus polleret honore Cum Græcis, neque in hac despectus parte jaceres! Unum hoc maceror, et doleo tibi deesse, Terenti.
Sebbene la frase vis comica sia divenuta vulgata, inclino a credere che il terzo e quarto verso vadano punteggiati come ho fatto, unendo il comica a virtus. Vedasi tom. I, pag. 364.