Note 398 — CAPITOLO XLII. Belle arti. Edilizia.
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Delle tante opere relative agli scavi di Pompej il frutto venne raccolto in quella di Fausto e Felice Niccolini: Le case e i monumenti di Pompej disegnati e descritti. Ora il Fiorelli ha dato maggior regola alle scoperte e più scienza all'interpretazione.
Una particolarità bizzarrissima di Pompej sono le iscrizioni, che graffivano sul muro ragazzi e soldati petulanti, o amanti, o sollecitatori di voti. Un giovinetto scrisse:
Candida me docuit nigras odisse puellas;
e una donna, o fingendosi donna, vi soggiunse:
Oderis, et iteras non invitus; Scripsit Venus Fysica Pompejana.
Un amante posposto scriveva: Alter amat, alter amatur, ego fastidio; e un arguto vi soggiungeva: Qui fastidit, amat.
E molte ricorreano dichiarazioni amorose; per es.: Auge amat Arabienum; Methe Cominiæs atellana (commediante) amat Chrestum corde. Sit utreisque Venus Pompejana propitia et semper concordes vivant.
Spesso sono scherzi, come questa lettera: Pyrrus c. Hejo conlegæ sal. Moleste fero quod audivi te mortuum: itaque vale. Sul palazzo di giustizia uno scriveva: Quot pretium legi? «Quanto si vende la giustizia?»
Talune sono manifesti di spettacolo:
Hic venatio pugnabit V kalandas septembris Et Felix ad ursos pugnabit.
Un venditore di zampetti assicura che, serviti che siano, i convitati leccano la pentola ove furon cotti:
Ubi perna cocta est si convivæ apponitur Non gustat pernam, lingit ollam aut cacabum.
Ci sono affissi per trovare robe perdute, come questa:
Urna vinicia periit de taberna Si eam quis retulerit Dabuntur HS lxv: sei furem Quis abduxerit Dabit decumum (il doppio) Januarius Qui hic habitat.
Ci sono annunzj d'affitti o di vendite:
In prædiis juliæ sp. felicis Locantur Balneum venerium et nongentum tabernæ Pergulæ Cænacula ex idibus aug. primis in idus Aug. sextas Annos continuos quinque s q d l e n c a Smettium verum ade.
Le quali ultime sigle devono forse leggersi: Si quis dominun loci ejus non cognoverit, ad... Ma sono strane quelle novecento botteghe in una sola città. Pergole chiamavansi i terrazzi dove i venditori esponeano le loro merci: i cenacoli equivalgono alle trattorie.
Un ghiotto esclama: Quæ gula quæcumque in vino nascitur; un altro: Ad quem non cœno, barbarus ille mihi est. Uno schiavo liberato: Labora, Aselle, quomodo ego laboravi, et proderit tibi; uno impreca: Asellia tabescas; un altro taccia di ladro: Oppi embolari (facchino) fur furuncule; e con espressione più mercatina: Miccio cocio tu tuo patri cacanti confregisti peram.
Anche Cicerone (in Verrem, III. 33) ci fa sapere che contro l'amasia di Verre i Siciliani scriveano satire fin sopra le pareti del tribunale e la testa del pretore: De qua muliere versus plurimi supra tribunal et supra prætoris caput scribebantur.
Quelle iscrizioni diedero modo di capirne altre, che prima non intendevasi alludessero all'abitudine di graffire sui muri con un aguto o con carbone o minio. Così a Forlimpopoli leggeasi: ITA CANDIDATVS FIAT HONORATVS TVVS ET ITA GRATVM EDAT MVNVS TVVS MVNERARIVS ET TV FELIX SCRIPTOR SI HOC NON SCRIPSERIS. Il tuo candidato giunga agli onori, e ti dia in compenso un combattimento, purchè tu non lo scriva qui; cioè desiderava non scrivesse su quella fabbrica il suo voto. E principalmente faceasi tal preghiera sui sepolcri che, come esposti lungo la via, erano prescelti per porvi le iscrizioni.
PARCE OPVS HOC SCRIPTOR TITVLI QUOD LVCTIBVS VRGENT SIC TVA PRÆTORES SEPE MANVS REFERAT
è la fine d'un epitafio di Mola di Gaeta, riferito da Mommsen (Inscriptiones regni neapoletani): come quest'altra: INSCRIPTOR ROGO TE VT TRANSEAS HOC MONVMENTVM AST... AN QVOIVS CANDIDATI NOMEN IN HOC MONVMENTO INSCRIPTVM FVERIT REPVLSAM FERAT NEQVE HONOREM VLLVM GERAT. Prego lo scribacchiante a lasciar intatto questo monumento: il candidato, il cui nome vi sarà scritto, possa esser rejetto nelle elezioni, e non giunga ad onore alcuno.
Alle volte l'iscrizione è tale, che chi la legge imprechi a se stesso; come la 1810 dell'Orelli: M. CAMVRIVS HORANVS H. M. H. N. S. SED SI HOC MONVMENTO VLLIVS CANDIDATI NOMEN INSCRIPSERO NE VALEAM. Mal mi capiti se a questo monumento iscriverò il nome di qualche candidato; mentre la 4751 dello stesso dice: ITA VALEAS SCRIPTOR HOC MONVMENTVM PRÆTERI. Ben t'avvenga se non scarabocchi questo monumento. E dianzi presso Narni fu trovata questa: ITA CANDIDATVS QVOD PETIT FIAT TVVS ET ITA PERENNES SCRIPTOR OPVS HOC PRÆTERI HOC SI IMPETRO AT FELIX VIVAS BENE VALE. Il tuo candidato divenga ciò che desidera, e tu abbi lunga vita; ma non scrivere su questo monumento. Se mel concedi, t'auguro salute e bene. Vedi Athenæum français, agosto 1855.
Pompej era città osca, e però gli annunzj e le indicazioni faceansi spesso in quella lingua. Ciò ch'è più notevole, essendo graffite le epigrafi da persone incolte, vi abbondano scorrezioni: così nel programma di un grammatico, Saturninus cum discentes rogat; versi di Virgilio, di Properzio, d'Ovidio (nessuno d'Orazio) son riferiti con errori e varianti. E quegli sbagli molte volte servono di riprova a quanto altrove assumemmo, cioè alla coesistenza d'un parlar vulgare, e alla sua somiglianza col moderno italiano. Cosmus nequitiæ est magnissimæ, esclama uno; un altro: O felice me; un terzo: Itidem quod tu factitas cotidie...
Dopo altri, più compiutamente ne trattarono Garrucci, Inscriptions gravées au trait sur les murs de Pompej; Fiorelli, Monumenta epigraphica pompejana ad fidem archetyporum expressa. Napoli 1854, edizione di soli cento esemplari a spese di Alberto Detken. E meglio Inscriptiones parietariæ pompejanæ, herculanenses, stabianæ etc. edidit C. Zangemeister, Berlino 1871, nel Corpus inscriptionum latinarum.