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Storia degli Italiani, vol. 03 (di 15)

Note 377 — CAPITOLO XLII. Belle arti. Edilizia.

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Quanto ai camini, senza ricorrere al Manuzio nei Commenti alle epistole di Cicerone, al Filandro sopra Vitruvio, VII. 3, al Burmanno sopra Petronio, Satyr. 135, che lo negano, ed al Ferrario, Electorum lib. I. 1. 9, che lo asserisce, può vedersi una dissertazione di Scipione Maffei nella raccolta d'opuscoli del Calogerà, tom. XLVII. p. 449, ove sostiene che gli antichi non avevano camini al modo nostro. Pure in Aristofane (Vespe, 1. 2) è accennata una canna di camino, in cui poteva star nascosto un uomo; Svetonio (in Vitellio) dice che, in un pasto dato da questo imperatore, la sala bruciò per fuoco appigliatosi al camino (flagrante triclinio ex conceptu camini).

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