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Storia degli Italiani, vol. 03 (di 15)

Note 332 — CAPITOLO XLI. Coltura de' Romani. Età d'argento della loro letteratura.

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In Tieste, Atreo imbandisce a questo i figli, e gli dice:

Expedi amplexus pater; Venere, natos ecquid agnoscis tuos?

Tieste risponde:

Agnosco fratrem.

Medea tradita, esce al bel principio furibonda, e fra l'altre cose esclama:

Parta jam, parta ultio est; Peperi;

e quando la nudrice la compiange perchè più nulla le sia rimasto, non congiunti, non ricchezze, essa risponde:

Medea superest.

Nell'Ippolito, Teseo chiede a Fedra qual delitto creda dover colla morte espiare; essa risponde:

Quod vivo.

Il coro di Corintj nella Medea parve profezia del grande ardimento di Cristoforo Colombo, annunciato così da uno Spagnuolo quattordici secoli prima che la Spagna lo ajutasse e punisse:

Venient annis sæcula seris, Quibus oceanus vincula rerum Laxet, et ingens pateat tellus, Tethysque novos detegat orbes, Nec sit terris ultima Thule.

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