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Storia degli Italiani, vol. 03 (di 15)

Note 313 — CAPITOLO XLI. Coltura de' Romani. Età d'argento della loro letteratura.

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— Dianzi io pregava Giove a darmi poche migliaja di lire, ed egli mi rispose: Te le darà quegli che a me dà i tempj. Tempj diede egli a Giove, ma non a me le mille lire; eppure avea letto la mia petizione così benigno, come quando concede il diadema ai supplichevoli Geti, e va e torna per le vie del Campidoglio. O Pallade, segretaria del tonante nostro, dimmi: se egli negando ha tal volto, qual l'avrà nel concedere? — Così io; ma Pallade rispose: Stolto! credi tu negato ciò che non fu concesso ancora? Epigr. VI. 10.

E nel IV. 92: — Se a cena m'invitassero contemporaneamente Cesare e Giove, quand'anche le stelle fossero vicine, lontana la reggia, risponderei ai Numi: Cercate chi voglia essere convitato dal tonante; me tiene in terra il Giove mio.

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