Note 297 — CAPITOLO XLI. Coltura de' Romani. Età d'argento della loro letteratura.
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Quest'Artemidoro, giunto in Atene, cerca qualche casa; e gliene indicano una grande e bella eppur deserta, perchè ogni mezzanotte vi si sentiva fracasso di catene, poi compariva un vecchio, scarno, arruffato, coi ferri ai piedi e alle mani. Artemidoro, spirito forte, compra la casa a poco prezzo, vi si alloggia, mettesi a scrivere; ma a mezzanotte ecco lo spettro, che gli fa segno col dito. Artemidoro gli accenna che aspetti, ma l'altro raddoppia il fragore, sicchè il filosofo si alza, prende la lucerna e segue il fantasma. Era l'ombra d'uno quivi trucidato, che chiedeva le estreme esequie; fatte le quali, Artemidoro godè tranquillamente la sua casa.
Voi credevate simile storiella inventata dai frati nell'ignorante medioevo; e potete leggerla in Plinio, Epist. VII. 27.