Note 203 — CAPITOLO XXVIII. Italia alla morte di Cesare.
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Plauto, nella Bacchide e nell'Asinaria, nomina un processo avanti ai Tre capitali (ibo ad tres viros, vestraque ibi nomina Faxo erunt) per far eseguire la promessa scritta di fedeltà per un anno. E per chi dubitasse che il poeta umbrio non si riferisse che a costume greco, soccorre Ovidio, il quale dice aver assistito a un giovane (aderam juveni), che citava (jamque vadaturus) per simile ragione l'amica, e già teneva in mano il libello (duplices tabellæ), quando la vista di lei lo disarmò, e conchiuse:
Tutius est, aptumque magis discedere pace, Quam petere a thalamis litigiosa fora. Munera quæ dederis, habeat sine lite jubeto. Rem. am., II. 274.