Note 202 — CAPITOLO XXVIII. Italia alla morte di Cesare.
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Ovidio (de Ponto, III. 3) si scusa delle sue oscenità, perchè non destinate a matrone, che portavano la benda al crine e la veste lunga fin ai piedi: e Tibullo (I. 6) esorta la madre della sua Delia a tenerla casta, benchè non abbia nè la benda nè l'abito prolisso. Alludono al vestire delle libere, che Orazio (Satir. II. 63. 82) chiama togatæ. Vedi anche Plauto, Epid., II. 2. 42.