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Storia degli Italiani, vol. 02 (di 15)

Note 166 — CAPITOLO XXVII. Dittatura di Cesare.

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Cicerone, ad fam., IX. 15, scrive: — Talvolta odo che un consulto del senato, quando tornò a conto a Cesare, fu portato in Siria o in Armenia, prima ch'io pur sapessi che fu fatto: e molti principi mi scrissero ringraziandomi ch'io avessi opinato perchè si desse loro il titolo di re, mentre io non sapevo tampoco che fossero al mondo».

Hoeck, Druman, Duruy, Thierry, Michelet, e gli inglesi Quinoy, Long nella traduzione di Plutarco, Mérival nei Romani sotto l'Impero, considerano Cesare come l'uomo che si collocò alla vanguardia del mondo. Dopo il colpo di Stato di Napoleone III, i Francesi si diedero a bersagliare Cesare per allusione; e a noi fecero colpa di non averlo giudicato da quello aspetto momentaneo e parziale. Anche dopo Bury, Histoire de la vie de Jules César, 1758, e Meissner, Vita di Giulio Cesare, continuata da Haken, 1811, è a desiderare che alcuno ne tragga una più compita e vasta dai Commentarj, da Plutarco, da Svetonio. Quella scrittane da Napoleone III non accontentò i veri dotti, e rimase incompiuta.

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