Note 94 — CAPITOLO XXIV. Scompiglio della proprietà. Consolato di Cicerone. Catilina.
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Sallustio attribuisce quest'accusa all'astuzia degli amici di Cicerone. Nonnulli ficta hæc et multa præterea ab iis existimabant, qui Ciceronis invidiam leniri credebant atrocitate sceleris eorum qui pœnas dederant. Pure Dione Cassio pone espresso che si scannò uno schiavo, e proferita la formola del giuramento, Catilina la confermò prendendone in mano le viscere, e dopo lui i complici: παῖδα γάρ τινα καταθύσας, καὶ ἐπὶ τῶν σπλάγχνων αὐτοῦ τὰ ὄρκια ποιήσας, ἔπειτα ἐσπλάγχνευσεν αὐτὰ μετὰ τῶν ἄλλον: XXVII. 30. Niente di strano in quest'atto, derivante dalla comune credenza del potere misterioso del sacrifizj umani.