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Storia degli Italiani, vol. 02 (di 15)

Note 48 — CAPITOLO XXII. Sertorio. — I gladiatori. — I pirati. — Pompeo.

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Crudele gladiatorum spectaculum et inhumanum nonnullis videri solet; et haud scio an ita sit, ut nunc fit. Cum vero sontes ferro depugnabant, auribus fortasse multæ, oculis quidem nulla poterat esse fortior contra dolorem et contra mortem disciplina. Tuscul., II. 17.

In un momento di mal umore, Cicerone pigliò per traverso i sopradetti giuochi di Pompeo: — Per cinque giorni v'ebbe due caccie, magnifiche, chi lo nega? ma un uom d'affari che divertimento può prendere dal vedere o un uomo debole sbranato da una fortissima bestia, o un'insigne fiera traforata da un cacciatore? L'ultimo giorno si ebbe gli elefanti, di cui il vulgo e la turba fa le meraviglie: ma non vi fu alcun diletto, anzi sorse una certa compassione e un credere che quell'animale avesse qualche affinità colla stirpe umana». Epist., lib. VII. — Strana cosa! il vedere sbranato un uomo dà poco divertimento, e l'uccidersi un elefante mette compassione.

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