Note 188 — CAPITOLO VII.
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È nota la baja che delle formole si prende Cicerone pro Murena. Anche il diritto pubblico era sottoposto a formole; eccone esempj. Tito Livio, lib. i: «Tale fu la forma della dedizione dei Collatini. Il re interrogò: Siete voi i legati ed oratori mandati dal popolo di Collazia, per consegnar voi e il popolo?—Siamo.—Il popolo collatino è di propria balìa?—È.—Deste voi medesimi, il popolo collatino, la città, i campi, l’acqua, i termini, i tempj, gli utensili, le cose tutte umane e divine in poter mio e del popolo romano?—Demmo.—Ed io accetto». E nel libro stesso: «Allora udimmo che così si fece, nè v’ha memoria d’altro patto più antico. Il feciale interrogò il re Tullo così: Vuoi, o re, ch’io stringa patto col padre patrato del popolo albano? E comandando il re, il feciale disse: Ti domando erbe sacre. Il re rispose: Prendine pure. Poscia al re stesso chiese: O re, mi fai tu regio nunzio del popolo romano de’ Quiriti? approvi i mallevadori e i compagni miei? Il re rispose: Sì, salvo il diritto mio e del popolo romano dei Quiriti. Feciale era M. Valerio; fece padre patrato Sp. Fuscio toccandogli il capo e i capelli colla verbena. Il padre patrato si elegge per patrare il giuramento, cioè per sancire il patto; lo che egli fa con una lunga formola, che qui non occorre riferire. Poscia recitate le condizioni, Odi, disse, o Giove; odi, o padre patrato del popolo romano; odi tu, popolo albano: il popolo romano non mancherà primo a quelle leggi, che da capo a fondo furono lette su quelle tavole cerate, senza frode, siccome furono oggi benissimo intese. Se pel primo mancherà per pubblico consiglio e frodolentemente, in quel giorno, o Giove, ferisci il popolo romano, siccome io oggi ferirò questo porco; e tanto più lo ferisci, quanto più sei poderoso. Ciò detto, percosse il porco con un ciottolo di selce. Anche gli Albani recitarono la loro formola e il giuramento, per mezzo del dittatore e de’ sacerdoti proprj».