Note 159 — CAPITOLO VI.
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«Numa, siccome Romolo, acquistò il regno disponendo la città coll’augurio, e comandò che anche intorno a sè si consultassero gli Dei. Perciò dall’augure, che poscia per onore conservò questo pubblico e perpetuo sacerdozio, condotto nella rôcca, sedette sur un sasso vôlto a meriggio. L’augure sedette a sinistra col capo velato, tenendo nella destra una verga adunca senza nodo, che chiamarono lituo; e poi ch’ebbe determinato i punti nella città e nel campo, invocati gli Dei, segnò le regioni da oriente a occidente, e indicò siccome propizie le plaghe a mezzogiorno, infauste quelle a tramontana. Fissò in mente un segno di rimpetto, lontano quanto più potea la vista. Allora, trasferito nella sinistra il lituo, posta la destra sul capo di Numa, così pregò: Giove padre, se è tuo volere che questo Numa, di cui io tengo il capo, sia re di Roma, chiarisci a noi i segni tra quei confini ch’io prefinii. Allora con parole specificò quali auspizj voleva si mandassero; ottenuti i quali, Numa, dichiarato re, discende dal tempio». Livio, lib. i.