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Storia comparata degli usi nuziali in Italia e presso gli altri popoli indo-europei

Note 257 — XVI. La dote.

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Se la fanciulla è forte, ben fatta e bella, il prezzo è di 100 toman o 160 toman (4640 o 6960 franchi circa). Per una donna ordinaria il futuro sposo paga una dote di 60 od 80 toman. Se la ragazza poi ha qualche difetto fisico, assai meno. — Per chi ami tal genere di confronti, rilevo da Ricordano Malaspini (o chi per lui), quali erano le doti che nel principio del secolo decimoterzo si davano in Firenze alle fanciulle da marito: «Libbre cento era comune dote, e libbre dugento o trecento era tenuta a quel tempo grandissima dote, avvegnachè il fiorino d'oro valea soldi venti.» E dal Chronicon Placentinum del Musso, presso il Muratori, Rerum Italicarum scriptores, t. XVI, quali erano nel secolo decimoquarto le doti a Piacenza; «Magnæ dotes nunc oportet dari. Et communiter nunc dantur in dotem Floreni CCCC et Floreni D et Floreni DC auri et plus.» Le principesse portano talora in dote regni ed imperi; quindi leggiamo, per esempio, nella vita di Marco Antonino scritta da Giulio Capitolino, presso gli Scriptores Historiæ Augustæ: «Multi autem ferunt Commodum omnino ex adulterio natum; siquidem in Faustinam satis constat apud Caietam conditiones sibi et nauticas et gladiatorias elegisse; de qua cum diceretur Antonino Marco, ut repudiaret, si non occideret, dixisse fertur: «Si uxorem dimittimus, reddamus et dotem.» Dos autem quid erat, nisi imperium quod ille ab socero, volente Hadriano adoptatus, acceperat?»

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