Note 161 — LE CLASSI ARTIGIANE [159]
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«Quella bordaglia che in Parigi, immemore d'ogni affetto di patria, pazza di furore, avida di lucri, insofferente di freni, invidiosa, pervertita dai vizî, dai bisogni e da un sentimento crudele che il godere sia il solo ed uguale diritto di tutti... non è nella sola Parigi.
«L'Assy... è l'agente d'una setta che distende le sue fila per tutte le società d'Europa, e che lega dentro di esse, più o meno, le classi operaje delle principali città industriali al di là e al di qua dei monti.
«In queste classi non mancano, certo, gli animi onesti e puri, e forse, in parecchie delle città italiane, questi abbondano ancora. Ma è certo che nel seno del maggior numero cova un lievito d'odio, di rancore, di sospetto, che niente è più adatto a calmare. La parte ch'esse prendono nella produzione della ricchezza—parte certo grandissima—le accieca sul valore e sul diritto proprio... Possiamo inorridire agli assassinî dei quali ci arriva l'eco; ma in ognuna delle città d'Europa vive pur troppo una perversa ed abjetta genìa, che sarebbe capace di riprodurne lo spettacolo... E nelle classi operaje che sono pure il fomite di cotesto sobbollimento plebeo, si raccolgono le menti più sveglie ed istruite.» Art. citato, e conchiude: «quando l'idea del Governo si abbassa e l'influenza delle classi agiate s'annulla, non mancano se non le occasioni perchè l'infima feccia delle città salga a galla, come ora fa in Parigi, con isgomento e nausea di tutti.»