Note 56 — AGLI ITALIANI
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E quel più vasto terreno è indicato nella formola Dio e il Popolo—intorno al valore della quale parmi possa giovare ch'io qui inserisca un frammento di lettera mia ad un amico, che l'Italia e il Popolo inseriva sui primi dì di febbrajo:
«Fra le cento formole politiche proposte dalle scuole diverse, che s'avvicendarono, negli ultimi sessant'anni, indizio di transizione da un'epoca consunta, incadaverita, a una nuova, due sole ebbero consecrazione di fatti gloriosi e consenso di popoli.
«La prima è la formola francese: Libertà: Eguaglianza: Fratellanza; uscita dalla Rivoluzione del 1789, e accettata da quanti popoli seguirono allora e poi l'iniziativa di Francia.
«La seconda è la formola italiana: Dio e il Popolo; adottata spontaneamente dai repubblicani e consecrata dagli eroici fatti di Venezia e di Roma, nel 1849.
«Esistono, tra queste due formole, differenze radicali finora poco avvertite e nondimeno importanti.
«Le formole, se vere e destinate a vivere sulla bandiera delle nazioni, racchiudono un programma, che si svolge attraverso gli eventi per una serie di conseguenze logiche inevitabili.
«La formola francese e essenzialmente storica: ricapitola in certo modo la vita dell'Umanità nel passato, accennando, poco definitamente, al futuro. L'idea libertà fu elaborata, conquistata su scala limitata dal mondo greco-romano, dal Paganesimo, il cui problema fu l'emancipazione dell'individuo umano. L'idea eguaglianza fu elaborata e conquistata, in parte dal mondo latino-germanico, dal Cristianesimo, il cui problema, falsato verso il VII secolo dal Papato, fu la libertà per tutti, l'applicazione della conquista anteriore a tutti gli individui, la emancipazione dell'anima umana, in qualunque condizione versasse, sotto la fede nell'unità di natura. L'idea fratellanza, conseguenza inevitabile dell'unità di natura, albeggiò, traducendosi in carità, nel dogma cristiano, e scese, per breve tempo, sul terreno politico internazionale, ne' bei momenti della Rivoluzione Francese.
«La formola italiana è invece radicalmente filosofica: accettando le conquiste del passato, guarda risolutamente al futuro, e tende a definire il metodo più opportuno allo svolgimento progressivo delle facoltà umane.
«La prima esprime, compendiato, un grande fatto. La seconda scrive sulla bandiera un principio. La prima definisce, afferma il progresso compiuto: la seconda costituisce l'istrumento del progresso, il mezzo, il modo per cui deve compirsi.
«Una formola filosofico-politica, per aver diritto e potenza d'avviare normalmente i lavori umani, deve racchiudere, sommi, due termini: la sorgente, la sanzione morale del Progresso: la Legge e l'interprete della Legge.
«Questi due termini mancano nella formola Francese: costituiscono l'Italiana.
«La sorgente, la sanzione morale della Legge, sta in Dio, cioè in una sfera inviolabile, eterna, suprema su tutta quanta l'Umanità, e indipendente dall'arbitrio, dall'errore, dalla forza cieca, di breve durata. Più esattamente, Dio e Legge sono termini identici: Dio, stampando la natura umana delle due tendenze ineluttabili, progresso ed associazione, ch'oggi la distinguono dall'altre nature terrestri, ha scritto in fronte alla Umanità il codice, del quale la vita storica non è se non il commento, l'applicazione. Tolto Dio, non rimane possibile sorgente alla Legge, fuorchè il Caso e la Forza.
«L'interprete della Legge fu problema continuo all'Umanità. Ogni epoca storica lo sciolse diversamente. Un'epoca affidò l'interpretazione della Legge al Capo, qualunque si fosse: un'altra al sacerdozio, fatto casta e sommato nel papa: la terza a un numero definito di famiglie regali preordinate per diritto divino a dirigere l'Umanità. La formola italiana affida l'interpretazione della Legge al Popolo, cioè alla Nazione, all'Umanità collettiva, all'Associazione di tutte le facoltà, di tutte le forze, coordinate da un Patto.
«La formola Italiana, intesa a dovere, sopprime dunque per sempre ogni casta, ogni interprete privilegiato, ogni intermediario per diritto proprio tra Dio padre e ispiratore della Umanità e l'Umanità stessa.
«Tutte le caste desumono la loro origine dalla credenza in una rivelazione immediata, limitata, arbitraria. La formola Italiana, sostituisce a questa la rivelazione continua, progressiva, universale di Dio attraverso l'Umanità; re, papi, patriziati, sacerdozi privilegiati spariscono. La formola Italiana, generalizzata da una Nazione all'associazione delle Nazioni, dichiara fondamento d'una teoria della Vita: Dio è Dio, e la Umanità è il suo Profeta.
«La formola Italiana è dunque essenzialmente, inevitabilmente, esclusivamente repubblicana; non può uscire che da credenza repubblicana; non può inaugurar che repubblica.
«La formola Francese, non accennando alla sorgente eterna della Legge, ha potere per difendere, colla forza, col terrore, non coll'educazione, alla quale manca la base, le conquiste del passato; è muta, incerta, mal ferma sull'avvenire. Non definendo l'interprete della Legge, lascia schiuso il varco agli interpreti privilegiati, papi, monarchi o soldati. Quella formola potè nascere dagli ultimi aneliti d'una monarchia: sussistere ipocritamente in una repubblica che strozzava la libertà repubblicana di Roma: soccombere sotto il nipote di Napoleone, che dichiarava: io sono il migliore interprete della legge: io sarò tutore alla libertà, all'eguaglianza, alla fratellanza dei milioni.
«Nè papa nè re potrebbe assumere coi repubblicani italiani linguaggio siffatto. La formola inesorabile gli direbbe: non conosciamo interpreti intermediarî, privilegiati, tra Dio e il popolo; scendi ne' suoi ranghi ed abdica.
«Più altre differenze contrassegnano le due formole, che rappresentano l'iniziativa francese e l'iniziativa italiana: ma quest'una accennata parmi la più importante. Sgorga evidente dalle due parole. E nondimeno fu sin qui trascurata. Taluno propose di sostituire: Dio e Legge, ciò che vorrebbe dire: legge e legge. Tal altri affermò la formola identica a quella: Dio e Libertà; non s'avvedendo che la libertà non rappresenta se non l'individuo: che la parola dell'epoca nascente è associazione, e che il termine Popolo, termine collettivo e sociale, indica che solamente coll'associazione può compirsi la Legge, il Progresso. Ma è vezzo inconscio, tuttavia radicato nei nostri migliori, di serbare ogni potenza di sofismi e d'esame contro qualunque idea vesta forma italiana, e d'accettar ciecamente ogni formola che vien di Francia.
«Del resto, su tema siffatto occorrerebbero libri; ed oggi, a fronte delle fucilazioni di Mantova, ogni italiano che abbia sangue nelle vene e fremito di patria e coscienza del suo diritto e fede nel popolo, che confuse tutti i sistemi poco più di tre anni addietro, ha da far cartuccie dei libri.
«1.º febbrajo.»