Note 37 — A CARLO ALBERTO DI SAVOJA (continued 3)
Reading edition
Debbo all'amico ragione d'una frase, che apparve dubbia, inserita nel terzo volume di questi Scritti, a pag. 322, dove, parlando delle cagioni che impedirono si tentasse moto in Genova, accenno al timore generoso di quei che dirigevano l'Associazione, ch'altri attribuisse il segnale dell'azione a un desiderio di tentare la propria salute—e nominai Jacopo e Giovanni Ruffini. Il Comitato Genovese era allora composto d'essi due e di Federico Campanella; e la decisione di non agire fu presa in comune. Nominai i due, perchè, scrivendo su' ricordi della mia memoria soltanto intesi rispondere a incerte accuse che serpeggiarono per breve tempo intorno ad essi. Ma a nessuno che conosca Campanella, o la stima profonda ch'io ho per lui, può cadere in mente, ch'io, tacendone il nome, mirassi a far cadere su lui sospetto d'indole meno generosa e pronta al sagrificio di sè. Campanella diede in quei giorni terribili prova d'animo più che fermo; rimase ultimo fra i più pericolanti dei nostri in Genova e non ne partì che dopo i supplizi e disperata ogni cosa, il 23 giugno del 1833.