Note 71 — CAPITOLO II. POESIE SATIRICHE CONTRO IL VILLANO.
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Sono note le lodi esagerate che gli tributarono i contemporanei che lo dissero «secondo Virgilio»; particolarmente interessante per il nostro studio è l'egloga quarta, tra le dieci di cui si compone l'opera sua giovanile Adolescentia, intitolata «De disceptatione rusticorum et civium» nella quale un villano narra a un altro quale sia l'origine della diversità di condizione tra la popolazione della città e quella del contado, come gli ha raccontato un giorno Aminta: Il Creatore, dopo tre lustri da che aveva posti Adamo ed Eva nel Paradiso terrestre, scende un giorno sulla terra e domanda ad Eva di vedere la loro prole; Adamo era assente e la nostra prima madre, temendo che i nati non sembrassero troppo numerosi al Divin Padre, ne nasconde alcuni nel fieno, e gli presenta i più grandicelli a cui il Creatore dispensa gli onori terrestri; la madre, incoraggiata da questa buona accoglienza, corre a prendere gli altri e li presenta così com'erano, coperti di strame e di ragnatele, al Creatore:
Non arrisit eis, sed tristi turbidus ore: Vos foenum, terram, et stipulas, Deus inquit, oletis; Vester erit stimulus, vester ligo, pastina vestra...
L'altro villano risponde che Aminta, essendo cittadino, segue il costume della gioventù urbana di deridere i villani, ma che invece gli abitanti della campagna sono da preferirsi per la loro innocenza a quelli della città, di cui enumera lungamente i vizi:
Insanis, Fulica, insanis, tot in urbibus hostes Sunt tibi quot cives, hi nos tondentque pilantque Non habita nostri capitis ratione coarctant.