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Saggio di ricerche sulla satira contro il villano

Note 42 — CAPITOLO II. POESIE SATIRICHE CONTRO IL VILLANO.

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L'asino, che nella favola è sempre l'oggetto dello scherno e dei sorprusi degli animali forti e prepotenti (negli Animali parlanti del Casti, per un intento satirico speciale, è innalzato alla dignità di precettore del principe ereditario) si trova spesso nella satira accomunato col villano; il Folengo nell'Orlandino [cap. II, strofa 29] li dice cugini, forse anche qui ricordando le parole di Matazone:

Vedestu mai qualche poltron villano Poltron s'appella di suo proprio nome, Discalzo cavalcar il suo germano L'asino dico, a mezzo inverno, come Spesso mena le gambe, quale insano Acciò di borea il spirto nol dome.

Nel Catorcio d'Anghiari di Federico Nomi è narrato [canto VII, pag. 103] lo strano connubio di un asino con una villana, da cui nasce il mostro Miccione, mezzo uomo e mezzo asino, che diventa poi marito della villana Sandra:

Dicono che una donna empia ignorante Come sono d'ordinario le villane, Sprezzando altiera ogni altro caldo amante Per un somier sentì voglie ben strane...

e nel Nuovo Thesoro de' Proverbji italiani di Buoni Thomaso, Venetia, 1604, pag. 372: «L'asino è un animale tutto pigro, tutto ostinato, tutto pieno di villania, degno della villa... accompagnato sempre da buon bastone, et la sua guida è un villano pur anco egli voto d'ogni discretione...». Sull'asino nella leggenda ha parlato il Finzi nel noto opuscolo; lo Straparola, Le tredici piacevolissime notti, Venetia, Zanetti, 1604 (notte X, nov. 2) ci raffigura l'asino che riesce coll'astuzia vincitore nella lotta impegnata col leone.

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