Note 58 — CAPITOLO II. POESIE SATIRICHE CONTRO IL VILLANO.
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Ibidem, pag. 341. — Nella stessa raccolta del Du Méril appartiene pure alla satira contro il «Villano» il poemetto De Paulino et Polla del giudice venusino Richardus, e che giustamente dal Du Méril è detto «uno dei saggi meno imperfetti della letteratura drammatica anteriore al Rinascimento». L'argomento del poemetto ci è esposto dall'autore nei seguenti versi:
Materiam nostri, quisquis vis, nosce libelli, haec est: Paulino nubere Polla petit, Ambo senes; tractat horum sponsalia Fulco».
Questo comicissimo soggetto è trattato con molto brio dall'autore, che certamente ha voluto dipinger sè stesso nel Fulcone che fe incaricato dalla vecchia, innamorata di Paolino, di concludere il matrimonio; Fulcone le domanda quale dote porti al futuro sposo:
Alveoli veteres non melle carere feruntur tu quoque denarios, ut meditamur, habes,
e le fa un'umoristica apologia della potenza dell'oro. La vecchia, poco lusingata da questo complimento, si decide a malincuore a fare l'enumerazione dei beni da lei posseduti:
Septem gallinas cum gallo quae generare non cessant. . . . . . . . .
Notiamo qui che nel vol. miscell. S. B. V. VII. 14 dell'Ambrosiana si legge pure un'altra comica descrizione del corredo nuziale di una villana: Nova | Cipolata | in lingua rustica | Dove si tratta di Maritare Suanina, et tutto | quello se gli vuol dare per Dotta, Milano, Pandolfo Malatesta, 1616.
Fulcone cerca di persuadere Paolino a sposare la vecchia, ma Paolino si scaglia contro le donne, causa di tutti i mali, e siccome Polla è una villana, ecco come dipinge la classe dei rustici:
In toto mundo vix peior bestia vivit, reptilibus cunctis vilior ipse manet. Tam mala res usquam puto quod non inveniatur. Aera cum flatu, corpore fœdat humum . . . . . . . . . . . . . . . . . . Non homo sed pecus est qui non perpendit honorem est ideo fatuus quisquis honorat eum. . . . . . . . . . . . . . . . . . . Non precibus, sed verberibus, terrore minisque rusticus assiduis aggrediendus erit. . . . . . . . . . . . . . . . . . . Esse reus mortis deberet quisquis honorat villanum, et titulis intitulare studet.