Note 392 — CAPITOLO XVI. Virgilio.
Reading edition
Massmann, op. cit., v. III, p. 438. In una Vita di Sant'Eberardo, arcivescovo di Salisburgo, scritta nel XII secolo, si legge: «In Coena quoque (Domini) quaedam daemoniaca jam diu obsessa adducitur, supra quam cum exorcismus legeretur, spiritus nequam, qui inerat, variis linguis fabulatur. Dum vero fit illi comminatio a Clero per B. Virgilium daemon Clerum subsannat, et se Virgilium magistrum suum jam tertia die in inferno reliquisse clamat. Quaeritur ergo Qui vel cujas ille Virgilius sit? At ille Mantuanum Poetam fuisse respondit». Acta Sanctorum, v. IV di Giugno, p. 268, col. 2ª. Il beato Virgilio, di cui qui ricorre il nome, fu arcivescovo di Salisburgo, e alcuno pensò che egli, non il poeta, fosse veramente il mago della leggenda, errore che non ha bisogno d'essere confutato. Il Creizenach, nel citato opuscolo, p. 35, frantende interamente il passo testè riportato. Egli dice che avendo il demonio domandato chi fosse quel beato Virgilio nel cui nome lo si scongiurava, il chierico esorcista rispose essere il poeta di Mantova.