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Roma nella memoria e nelle immaginazioni del Medio Evo vol. II

Note 387 — CAPITOLO XVI. Virgilio.

Reading edition

Bettinelli, Risorgimento d'Italia, v. II, p, 18; Daniel, Thesaurus hymnologicus, v. V, p. 266. Riferirò qui a tale proposito i seguenti versi della Image du monde, non riportati da altri (Cod. L, IV, 5 della Nazionale di Torino).

Si ot de ceulx qui par lor sens Prophetisierent le saint temps De la venue Ihesucrist, Si comme Virgiles qui dist, Qui fu au temps Cesar de Romme, Dont maint deuindrent puis preudomme, Dist c'une nouuelle lignie S'estoit de hault ciel abassie Qui en terre feroit vertus Dont diables seroit confus. Dont saint Pol qui vit ses escrips, Qui moult prisa lui et ses dis, Dist de lui a cueur irascu: He, quelle grace l'eusse rendu A dieu si tu fusses vescus Tant que io fuisse a toy venus.

A più altri antichi, del resto, furono attribuite profezie circa la venuta di Cristo. Wolfram von Eschenbach ne attribuisce una a Platone nel l. V del suo Parzival. Il Comparetti ricorda (v. I, p. 133, n. 1) un manoscritto della biblioteca di Corte di Vienna, il quale contiene: «Veterum quorumdam scriptorum graecorum ethnicorum praedicationes et testimonia de Christo et Christiana religione, nempe Aristotelis, Sibyllae, Platonis, Thucydidis et Sophoclis». Fozio nella Bibliotheca, cod. 170, ricorda l'opera di uno scrittore di Panopoli, intitolata: Testimonianze in favore del cristianesimo tratte dai libri dei gentili. Nel XIV secolo Giovanni da Parigi, domenicano, compose un trattatello similmente intitolato: Probatio fidei christianae per auctoritates paganorum, il quale si conserva manoscritto. (V. Hist. litt. d. l. Fr., t. XXV, p. 255-6).

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