Note 85 — CAPITOLO XIII. Costantino Magno.
Reading edition
Il Wesselowsky cade in un grave errore quando pone la leggenda testè riferita fra quelle concernenti la giovinezza di Costantino, e crede che il nome di Constant serva a designare costui: ..... le nom du héros principal est Constant; il s'entend que c'est Constantin le Grand, puisque le nom de Constant y est mis en rapport avec la dénomination de Constantinople. (P. 170). Anzi tutto si vuol notare che nelle leggende le quali veramente riguardano la nascita e la giovinezza di Costantino, è fatta sempre debita menzione, così di Elena, come di Costanzo, i quali nel racconto francese non compajono nè punto nè poco. Poi, quanto nello stesso racconto si dice del nome di Costantinopoli prova appunto che Constant è Costanzo e non Costantino. Nel testo in prosa si legge in fine: Et engendra li enperères Coustans en sa fame un oir marle ki ot a non Constentins, ki fu puis molt preudom. Et si fu puis la cités apielée Coustantinoble, pour son père Coustant ki tant cousta, ki devant avoit esté apielée Bisanche. Il testo in verso non fa menzione di Costantino, ma dice che i cittadini di Bizanzio mutarono, in onor di Costanzo, il nome della loro città:
Pour ce que si nobles estoit Et que nobles oevres faisoit, L'appielloient Coustant le noble: Et pour çou ot Coustantinoble Li cyté de Bissece a nom, Qui encore est de grant regnom.
Tanto nel racconto in prosa, quanto nel racconto in verso, Costanzo è cristiano sino dall'infanzia, e, divenuto imperatore, converte alla fede i suoi popoli. Queste sono particolarità evidentemente trasportate dal Costantino leggendario a Costanzo, ma che non mostrano punto che Costanzo sia Costantino. La leggenda di Costanzo rimane in tutto estranea alla leggenda della nascita e della infanzia di Costantino; essa altro non è che la nota fiaba popolare del fanciullo fatale e della lettera scambiata, diffusa non meno in Asia che in Europa, e qui, per una delle solite fantasie, appropriata a Costanzo.