Note 26 — CAPITOLO XII. Trajano.
Reading edition
Il Fiore di filosofi e di molti savi fu pubblicato primamente dal Nannucci, che lo attribuì, con assai poco fondamento, all'autore del Tesoro. (V. Manuale della letteratura del primo secolo della lingua italiana, 3ª ed., Firenze, 1874, p. 300-23; il racconto Della giustizia di Trajano sta a p. 315-6); poi dal Palermo nella Raccolta di testi inediti del buon secolo stampata a Napoli nel 1840; finalmente da Antonio Cappelli, Scelta di curiosità letterarie, disp. LXIII, Bologna, 1865. Qui il racconto della giustizia di Trajano (Troglano) sta a p. 58-61. A proposito della falsa attribuzione di questo scritto fatta a Brunetto Latini, v. Sundby, Brunetto Latinos Levnet og Skriften, Kopenhagen, 1869, p. 54-5; Cappelli, op. cit., prefazione, p. XVI-XVIII; D'Ancona, op. cit., p. 258-9. Gli è certamente per una svista che Gaston Paris dice il racconto del Fiore di filosofi derivare dal racconto del Policratico. Ecco le sue proprie parole: «C'est sans doute directement du Policraticus que notre récit avait passé dans une compilation latine qui ne s'est pas encore retrouvée, mais dont nous possédons une traduction italienne, intitulée Fiore di filosofi, et attribuée sans motifs suffisants à Brunetto Latino. L'auteur, qui écrivait certainement au XIII siècle, a traduit exactement son original, ajoutant seulement quelques mots à la seconde réplique de la veuve. Trajan lui dit: «E s'io non reggio, e' ti soddisfarà il successore mio». Elle répond: «E io come il so? E pognamo ch'elli lo faccia, a te che fia se quell'altro farà bene?» A la fin aussi, le traducteur italien (ou peut-être déja le compilateur latin qu'il traduisait) a cru devoir ajouter: «E poscia salio a cavallo, e andò alla battaglia e sconfisse li nimici». — Anzi tutto è da chiedere: ci fu egli una compilazione latina di cui il Fiore di filosofi non sarebbe se non la versione? Il Sundby, citato dal Paris a questo punto, dice solo, parlando in generale (op. cit., p. 52) che le raccolte di detti di filosofi di cui vanno largamente provvedute le letterature del medio evo risalgono a sorgenti latine, e ciò non si può mettere in dubbio. Ma da questa sorgente comune il Fiore di filosofi pare che siasi scostato appunto a proposito della storia di Trajano, della quale in altre raccolte consimili non si trova fatto ricordo (V. l'op. cit. del Sundby, p. 52-4, e i testi spagnuoli pubblicati dal Knust, Mittheilungen aus dem Eskurial, Bibl. d. litter. Vereins, 1879). Che poi il racconto inserito nel Fiore derivi da quello dello Speculum e non da quello del Policratico, si può dimostrare agevolmente con un confronto di testi. A tal uopo io reco qui parallelamente i due primi, ponendo in corsivo quanto, essendo a entrambi comune, non si riscontra nel terzo, il che, se non è molto, è pur tuttavia sufficiente a far pienissima prova.
Speculum historiale
(Ed. principe di Giov. Mentellin.)
Hic aliquando cum profecturus ad bellum iam equum ascendisset, vidua quaedam apprehenso pede illius miserabiliter lugens iusticiam sibi fieri de his qui filium ejus iustissimum et innocentissimum occiderant prosceba(n)t. Tu, inquiens, Auguste, imperas, et ego tam atrocem iniuriam pacior? Ego, ait ille, satisfaciam tibi cum rediero. Quid si non redieris? ait illa. Successor, inquit, meus satisfaciet tibi. At illa: Quomodo hoc sciam? Quod et si facturus est, quid tibi proderit si alius bene fecerit? Tu michi debitor es, secundum opera tua mercedem recepturus. Frans autem est nolle reddere quod debetur. Successor tuus iniuriam pacientibus vel passuris per se tenebitur; te non liberabit iusticia aliena. Bene agetur cum successore tuo si liberaverit seipsum. His verbis motus Traianus descendit de equo, et causam vidue presencialiter examinavit, et condigna satisfactione viduam consolatus est.
Fiore di filosofi
(Testo del Nannucci.)
Trajano fue imperadore molto giusto, ed essendo uno die salito a cavallo per andare alla battaglia colla cavalleria sua, una femmina venne e preseli l'un piede, e piangendo molto teneramente domandavalo e richiedevalo che li facesse diritto di coloro, che l'aveano morto uno suo figliuolo, il quale era giustissimo, sanza cagione. E quegli rispose e disse: Io ti soddisfarò quando io reddirò. E quella disse: E se tu non riedi? E que' rispose: E s'io non reggio, e' ti soddisfarà il successore mio. E quella disse: E io come il so? e pognamo ch'elli lo faccia, a te che fia, se quell'altro farà bene? tu mi se' debitore, e secondo l'opere tu sarai giudicato: frode è non volere reddere quello che l'uomo dee; l'altrui giustizia non libera te, e ben sarà al successore tuo s'elli liberrà se medesimo. Per queste parole mosso l'imperadore scese da cavallo e fece la giustizia e consolò la vedova, e poscia salio a cavallo, e andò alla battaglia, e sconfisse li nemici.
Le parole E io come il so? non sono dunque aggiunte dall'autore del Fiore di filosofi, ma tolte, insieme col resto, da Elinando o da Vincenzo Bellovacense. Ho citato il testo del Fiore pubblicato dal Nannucci, perchè è quello a cui si riferisce il Paris; ma il testo del Cappelli si accosta ancor di più allo Speculum, giacchè dove questo dice filium ejus justissimum et innocentissimum, esso traduce correttamente per intero un suo figliuolo ch'era giustissimo e senza colpa, e dove lo Speculum dice: Successor tuus iniuriam pacientibus vel passuris per se tenebitur, proposizione a dirittura saltata nel testo del Nannucci, esso pone: Lo successore tuo a quelli che hanno ricevuto e riceveranno ingiuria sarà tenuto per sè. Ora quel vel passuris nel racconto del Policratico non si trova. Erra similmente il Bartoli quando, raffrontati fra loro i testi della Legenda aurea, del Fiore e del Novellino, dice (I primi due secoli della letteratura italiana, Milano, 1873, p. 294) che il racconto del Fiore deriva dalla Legenda aurea. Ecco finalmente un'altra prova, se d'altre prove è pur bisogno, della derivazione del racconto del Fiore dallo Speculum. Ho già detto che nel c. 46 del l. XI Vincenzo Bellovacense narra la giustizia di Trajano, non la sua salvazione, la quale è narrata nel c. 22 del l. XXIII. Ora, per questa seconda parte della leggenda, l'ignoto compilatore del Fiore non si attiene alla tradizione più antica e più comune, ch'è quella stessa accolta da Paolo, da Giovanni e poi dal Sarisberiense; ma ne accetta un'altra, dove al primo miracolo se ne aggiunge un secondo, e che io esporrò tra breve. Il difetto del racconto di Vincenzo Bellovacense spiega questo rivolgersi del compilatore ad altre fonti.