Note 1054 — APPENDICE La leggenda di Gog e Magog.
Reading edition
Dittamondo, l. II, c. 26:
Gog e Magog che Alessandro rinchiuse Col suon che poi più tempo stette fresco, Uscir de' monti con diverse muse E col fabbro Crustan, il qual fu tale, Che più paesi conquise e confuse.
Fazio degli Uberti ricorda Gog e Magog anche al l. IV, c. 2, dove il Capello commenta (cod. di Torino N, I, 5, f. 131 r.): «Gog e Magog populi sono oltra il Caucaso de la parte di septentrione, i quali Alexandro incatenò, aço che non passassono a darli impaço di qua, in questo modo, che lui s'accampò per lo iugo di monti e fe levar tutti i passi, e poi conçegnò gran canoni di ramo per li luochi ove sempre era vento, e per força del vento quelli canoni sonavano, e quei populi credevano fossero le stremite del campo, e non s'attentavano movere, e molti anni poi sonono, fin che i griffi li struppono façandogli lor nidi». Crustan (intendi Gengiscan) leggono l'edizione milanese e la veneziana del 1825; il cod. torinese meno scorrettamente Cuschan.