Note 827 — CAPITOLO XI. Tiberio, Vespasiano, Tito.
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Per contrario vi fu chi tenne Vespasiano in conto di Messia. V. Echard, Dissertatio de Vespasiano pro Messia habito, veri Messiae teste, Eisenach, 1759. Svetonio e Tacito raccontano di alcune miracolose guarigioni operate da Vespasiano. Alcuni degli oggetti preziosi onde Tito spogliò il Tempio di Salomone esistevano ancora nel 507. Procopio (De bello gothico, I, 12) narra che in quell'anno medesimo essendosi i Franchi spinti fin sotto Tolosa, i Visigoti trasportarono i tesori che colà si trovavano, nella città di Carcassona. Tra l'altre cose di gran valore provenienti dal sacco di Roma, alcune ve n'erano che avevano appartenuto al tempio di Salomone. Il piede del famoso candelabro fu un tempo, secondo la tradizione, conservato a Praga, dove da Treveri lo recò il re Vladislao. Da questo candelabro, che ancora si vede scolpito in uno dei bassorilievi interni dell'Arco di Tito, deriva il nome di Arcus septem lucernarum, con cui quell'arco è comunemente designato nel modio evo.