Note 823 — CAPITOLO XI. Tiberio, Vespasiano, Tito.
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In uno dei sermoni di Eliseo attribuiti a Sant'Agostino si dice che degli Ebrei centodiecimila furono uccisi, centomila condotti in Roma pel trionfo. Nella edizione delle opere di Sant'Agostino, curata dai Benedettini della Congregazione di San Mauro, quel sermone è attribuito a Cesario. Più spesso il numero dei morti si fa ascendere a un milione centomila. L'Ebreo Petacchia che nel XII secolo viaggiò tutto quasi il mondo conosciuto, dice di non aver trovato a Gerusalemme che un solo ebreo, il quale a forza d'oro otteneva di dimorarvi. Invano gli Ebrei tentarono di ricostruire Gerusalemme. Giacomo da Voragine racconta, a questo proposito, nel c. LXVII(63) della Leggenda aurea: «Post longa tempora quidam Judaei Jerusalem reaedificare volentes, exeuntes primo mane plurimas cruces de rore invenerunt, quas territi fugientes et secundo mane redeuntes, unusquisque, ut ait Miletus in chronica, cruces sanguineas vestibus suis insitas invenit. Qui vehementer territi in fugam iterum versi sunt, sed tertia die reversi vapore ignis de terra prodeuntis penitus sunt exusti». Ricorda Ammiano Marcellino nel l. XXIII delle Istorie, e poi molti ripetono, che volendo Giuliano l'Apostata riedificare il tempio di Gerusalemme, gli artefici furono impediti dalle fiamme che uscivano dalle fondamenta.