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Roma nella memoria e nelle immaginazioni del Medio Evo vol. I

Note 703 — CAPITOLO X. Nerone.

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Satirarum IV, 10. Del palazzo Lateranense fanno ricordo Giulio Capitolino nella vita di Marc'Aurelio, Sesto Vittore nella Vita di Severo, Publio Vittore e Sesto Rufo nei libri delle regioni. San Gerolamo nell'epitafio di Fabiola dice che la basilica Lateranense fu edificata sul luogo ov'era stata la casa di Plauzio Laterano. Beda sa ancora che il nome del Laterano viene dalla famiglia Laterana, e lo nota nel De sex mundi aetatibus. Ma a poco a poco se ne perde la memoria. Il Laterano divenuto sede de' Pontefici, acquista nel medio evo una grande importanza, e si considera, non solo come distinto, ma quasi come indipendente da Roma. Dante, parlando dei pellegrini che dalle plaghe settentrionali d'Europa accorsero alla Città eterna durante il giubileo del 1300, dice (Parad., c. XXXI, v. 34-6):

Veggendo Roma e l'ardua sua opra Stupefacensi, quando Laterano Alle cose mortali andò di sopra.

Enenkel lo chiama a dirittura una grande città. Nel Biterolf und Dietlieb si legge:

Rom und Latran gäb ich darumb.

(Ed. di F. H. von der Hagen e A. Primisser, v. 11109-10). Nell'Appendice all'Heldenbuch si dice che al re Otnit obbedivano, fra molti altri paesi, anche Roma e Laterano. (V. Grimm, Die deutsche Heldensage, Gottinga, 1829, p. 90). Nei Mirabilia Lateranus diventa anche il nome del cavallo di Costantino, ed ivi stesso è detto. «In palatio Laterani sunt quaedam miranda sed non scribenda».

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