Note 539 — CAPITOLO VIII. Giulio Cesare.
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Il terzo segno nel Libro imperiale così si descrive (cod. II, IV, 281 della Nazion. di Firenze, f. 16 r. e v.): «Il quarto giorno stette Cesare in gran solazzo, quasi dimenticando ogni segno a lui apparito. Et aveva Cesare la donna; di chui gente fosse non troviamo. La notte si choricò con lei in gran solazzo, et il tempo era pulito et chiaro. Et eccho nella mezzanotte si levò uno terribile vento; ma non fu solo, che tutti insieme chombatterono li venti, et la mattina segguente doveva essere la morte di Cesare. Udendo Cesare tale tempesta si fu svegliato, et ascoltando el tempo aperse tutte le finestre del palazzo, et parevagli che moltitudine di gente fosse per la sala; onde si levò, et come ardito et francho vighorosamente s'armò et andando per la sala fino alle finestre non trovò persona. Et udiva voci per l'arie dicenti: Domani a morte sarà chi non si ghuarda. Cesare aveva più volte uditi spiriti parlare, perchè era grande negromante, et però non li parve cosa nuova quelle voci. Onde riserrò le finestre, e tornossi a riposare nel letto». Altro segno della imminente sciagura è la morte del cavallo col corno in fronte.