← Table of contents
Roma nella memoria e nelle immaginazioni del Medio Evo vol. I

Note 529 — CAPITOLO VIII. Giulio Cesare.

Reading edition

La descrizione che il Villani ne fa (c. 36) ricorda quella che del Circo di Tarquinio Prisco si legge nei Mirabilia (v. cap. VI, p. 135) e si riferisce evidentemente ad un circo od anfiteatro di cui rimanevano ancora gli avanzi. Giulio Cesare, stando ad assedio a Fiesole, comandò ad alcuno dei suoi «che dovessero andare nella villa di Camarti presso al fiume d'Arno et ivi edificassero Parlatorio per potere in quello fare suo parlamento, et per una sua memoria lasciarlo. Questo edificio in nostro vulgare havemo chiamato Parlagio. Et fu fatto tondo et in volte molto maraviglioso con piazza in mezzo. Et poi si cominciavano gradi da sedere per tutto attorno. Et poi di grado in grado sopra volte andavano allargandosi in fino alla fine dell'altezza, ch'era alto più LX. braccia. Et havea due porte, et in questo si ragunava il popolo a fare parlamento. Et di grado in grado sedeano le genti: al disopra i più nobili, et poi digradando secondo le degnità delle genti; et era per modo che tutti quelli del parlamento si vedevano l'uno l'altro in viso. Et udivasi chiaramente per tutti ciò che uno parlava; et capeavi ad agio infinita multitudine di gente, e 'l diritto nome era Parlatorio. Questo fu poi guasto al tempo di Totile, ma ancora ai nostri dì si ritrovano i fondamenti, et parte delle volte presso alla Chiesa di Santo Simeone in Firenze. Et infino al cominciamento della piazza di Santa Croce, et parte de' palagi de' Peruzi vi sono su fondati et la via, che è detta Angiullaja, che va a Santa Croce, va quasi per lo mezzo di quello parlagio».

Explore with AITake your curiosity a little further.

Reading settings