Note 462 — CAPITOLO VII. La Leggenda degl'Imperatori.
Reading edition
Il Libro Imperiale fu probabilmente composto poco dopo i tempi di Enrico VII di Lussemburgo, come si può argomentare dal fatto che solamente sino a costui giunge, nella più parte dei manoscritti, la serie degl'imperatori. Se ne fecero, sino dai primi tempi della stampa, parecchie edizioni, circa le quali V. Zambrini, Le opere volgari a stampa dei secoli XIII, e XIV, IVª ed., col. 607-8. Una ristampa, condotta secondo le norme della buona critica, è da desiderare. Dell'autore di questo libro non si conosce con sicurezza il nome. Alcuni codici non recan nome di sorta, altri nel recarlo discordano. Nel cod. d, I, 4 della Casanatense si ha Can* o Cam* dal Chastello, e Cam da Castello nel cod. Parmense 710, scritto a Napoli nel 1471. Nel cod. Laurenziano pl. XLIII, 21, dei primi del XVI secolo, l'autore è Chanbio da Chastello; nei codd. della Nazionale di Firenze II, IV, 279, II, IV, 281, e nel Marciano ital. cl. XI, CXXVI, l'autore è Giovanni de' Bonsignori. La divisione in quattro libri, e le rubriche dei capitoli fanno molto spesso difetto. È nota la relazione dell'Urbano, attribuito al Boccaccio, con la storia di Selvaggio, narrata nel Libro Imperiale. Il Landau (Giovanni Boccaccio, sein Leben und seine Werke, Stoccarda, 1877, p. 244-6) e il Koerting (Boccaccio's Leben und Werke, Lipsia, 1880, p. 684-5) giudicano l'Urbano opera del Boccaccio, e credo sia questa la più fondata opinione; ma cade in errore il Landau quando dice la prima edizione del Libro Imperiale essere quella di Venezia del 1510. La Fiorita di Armannino Giudice giunge sino a Giulio Cesare, ma non ne contiene tutta la storia. (V. sulla Fiorita un diligente scritto di G. Mazzatinti nel Giornale di Filologia romanza, t. III, p. 1-55).