Note 210 — CAPITOLO IV. Le meraviglie e le curiosità di Roma.
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Le sette meraviglie erano, secondo l'elenco più antico: le Piramidi d'Egitto, le Mura e i Giardini pensili di Babilonia, il Tempio di Diana in Efeso, il Giove Olimpico di Fidia, il Mausoleo, il Colosso di Rodi, il Faro di Alessandria. V. lo scritto attribuito a Filone Bizantino (III secolo av. l'E. V.) Περὶ τῶν ἐπτὰ θεαμάτων, pubblicato primamente da Leone Allaci in Roma, 1640, poi dall'Orelli, Lipsia, 1816. Questo scritto è mutilo. Cassiodoro (Var., l. VII, 15) enumera le sette meraviglie secondo gli antichi, prisci saeculi narratores; ma poi, venendo a parlar di Roma, esclama: «Sed quis illa (miracola) ulterius praecipua putabit, cum in una Urbe tot stupenda conspexerit? Habuerunt honorem, quia praecesserunt tempore; et in rudi saeculo quicquid emersisset novum, per ora hominum jure ferebatur eximium. Nunc autem potest esse veridicum si universa Roma dicatur esse miraculum». In progresso di tempo la lista fu, ora in un modo, ora in un altro, alterata, pur rimanendo fisso il numero di sette. (Cf. Mexia, Silva de varia lection, Siviglia, 1520, parte 3ª, capitolo XXXII).