Note 232 — CAPITOLO IV. Le meraviglie e le curiosità di Roma.
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Conto XXX (Cod. Laurenziano, pl. LXII, 12, f. 233 v.). Quivi erano gli molti altari, i quali facti erano all'onore degli dei, in mezzo degli altri era quello Giove gli cui ornamenti valeano smisurato tesoro. Quivi erano preti, i quali per incanti piovere, nenguire (altri codici hanno: nevichare) grandinare e serenare faceano a loro posta. Gli forestieri erano menati in quello luogho ove si facea tante maraviglie che la gente gli davano grande fede. Allora diceano quegli maligni preti a coloro che questo vedeano: Colis eum? la qual cosa volgarmente viene a dire: Coltivi tu dio per sommo dio? e quegli rispondea: Sì. E per questa risposta battezzato aveano in quello errore. E per questo cotale domandare fu poi quello tempio Colliseo chiamato. A contare gli ornamenti di quello Colliseo maraviglia parrebbe a udire: non è quasi cittade di tanta valuta quanto valeano gli ornamenti di quello falso tempio.