Note 146 — CAPITOLO II Le rovine di Roma e i Mirabilia.
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Due manoscritti se ne conoscono, l'uno conservato nella Biblioteca Capitolare di Novara (n. XXIV), l'altro conservato nella Guelferbitana (Gudiano, n. 47), tutt'a due membranacei del sec. XIV. Del primo diede notizia l'Andres nella lettera al Morelli sopra alcuni codici delle Biblioteche capitolari di Novara e di Vercelli, Parma, 1802, p. 29-39, riportando tutti i titoli dei libri e dei capitoli. Dal secondo l'Urlichs trasse alcuni frammenti che pubblicò nel Codex, p. 140-7. Il cod. Gudiano non può essere, come afferma l'Urlichs, un apografo del Novarese da lui non veduto, giacchè troppe e di troppo rilievo sono le differenze che, per quanto si può giudicare dal confronto coi pochi frammenti pubblicati di quello, passan fra i due; ma il novarese è esso stesso un apografo, scritto a richiesta di Giovanni di Capogallo, che fu poi vescovo di Novara. Ad ogni modo a Roma nessun codice si trova più di quest'opera che a Roma e da un Romano fu scritta. Il codice Novarese, tuttochè di faticosa lettura, sembra inoltro assai più corretto che il Gudiano non sia, ed io traggo da esso i varii passi che mi avverrà di riportare in seguito. Ivi il testo è preceduto dalla tavola dei libri o dei capitoli, appiè della quale è una miniatura che rappresenta Roma sotto specie di una donna incoronata, seduta in un trono, e reggente nella mano destra lo scettro, nella sinistra la palla d'oro. Ai due lati del trono in alto, sono due stemmi, l'uno con le lettere S. P. Q. R., l'altro con un gallo, impresa dei Capogalli.