Note 61 — CAPITOLO I. La Gloria e il Primato di Roma.
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Leggasi ciò che Lodovico Monaldesco racconta negli Annali (ap. Murat., Script., t. XII, col. 530) parlando della venuta di Lodovico il Bavaro in Roma, «Habitao allo palazzo granne delli Colonnesi, e si riposao VIII. giorni; e allo Palazzo di Messer Pietro della Colonna non si sentiva se no suoni e canti pe dare gusto allo Imperatore; e si vedea quasi onni mattina Misser Agabito, o Misser Fabritio, e Misser Stefano, figli di Pietro della Colonna tutti vestiti di bianco, e no cavallo bianco peduno. Joro gridando pe Roma: Gloria in excelsis Deo; e dello granne Imperatore sumus liberi a peste, fame et bello, et a tirannide Pontificia liberati siamo, o Popolo mio. Ci ivano direto tutto lo Popolo, e gridava: Viva Dio, lo Imperatore, e Casa Colonna, che rimette la Cittade in libertade; ben si conosce che succedono dalli Imperatori antichi loro antecessori; veramente è vero, che la razza vostra discenne da Giulio Cesare. Viva dunque o Colonna, o Zagarola, li signuri sui, che toccò tanto bene a nui». Veggasi anche ciò che negli stessi Annali è detto un po' più oltre, col. 532-3. Narrasi che un principe Colonna, interrogato ironicamente da Napoleone il Grande circa questa discendenza, rispose: Maestà, sono mille anni che ci si crede nella nostra famiglia. Ma intorno alla discendenza dei Colonna si ebbero anche altre opinioni, e chi li fece venire da Ercole, che sulle coste dello stretto Gaditano rizzò le due famose colonne, chi da Cajo Mario, chi da Trajano, chi da Franco che diede il nome ai Franchi. V. Domenico De Santis, Discorso genealogico della nobilissima famiglia Colonna, Venezia, 1675.