Note 48 — CAPITOLO I. La Gloria e il Primato di Roma.
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Così racconta Nennio, Historia Britonum, § 7. Goffredo di Monmouth aggiunga qualche particolare. Sbandito dall'Italia per avare ucciso involontariamente suo padre, Bruto va in Grecia, dove trova la posterità di Eleno, figliuolo di Priamo, tenuta in ischiavitù dal re Pandraso. (Pietro di Lantoft dice più disavvedutamente nella sua Cronaca in versi francesi [pubblicata dal Wright nella collezione dei Rerum britannicarum medii aevi scriptores] che Bruto vi trovò lo stesso Eleno ed Anchise le sené). Bruto libera i suoi concittadini, vince un po' per tradimento, un po' per forza, il re Pandraso, e sposatane la figliuola, passa in Bretagna. Ma nel Livere des Reis de Brittaine, compilato dopo il 1274 (edito da J. Glover, Rerum britann., m. ae. script.), si dice soltanto (p. 2): «Devant la nativite nostre Seigneur mil e deus cens ans, Brutus, le fiz Silvii, ou Ynogen sa femme e ou ses treis fiz, vint de la bataile de Troye en Engletere, ki estoit dunkes si cum un desert». La storia di questo Bruto si trova distesamente narrata sulle tracce di Goffredo di Monmouth nel Brut di Wace, pubblicato dal Le Roux de Lincy, Parigi, 1836-8, v. 118 segg. Cfr. il Münchener Brut, pubblicato da Corrado Hofmann e da Carlo Volmöller, Halle s. S., 1877, v. 375 segg.