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Roma nella memoria e nelle immaginazioni del Medio Evo vol. I

Note 20 — CAPITOLO I. La Gloria e il Primato di Roma.

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Il primato di Roma si addimostra ancora nelle carte geografiche del medio evo per le figure che servono a rappresentarla e per certi contrassegni o motti che ne accompagnano il nome. Nell'antichissima Tavola Peutingeriana Roma è rappresentata da un cerchio in cui campeggia l'immagine di un imperatore; in una mappa dell'XI secolo esistente fra i manoscritti Cottoniani del Museo Britannico e pubblicata dal Santarem nel suo Atlas composé de Mappemondes, de Portulans et de Cartes hydrographiques et historiques depuis le VI jusqu'au XVII siècle, Parigi, 1849, da un edifizio munito di sei torri, distintivo non accordato a nessun'altra città, tranne Babilonia, della cui grandezza e sontuosità durava viva la memoria nel medio evo; in uno schizzo di carta geografica posto in fronte a un manoscritto della Bibliothèque Royale di Bruxelles (n. 3899; scritto nel 1119) da una gran torre con un portico sotto, dal quale esce il Tevere, e altrove, nello stesso codice, da un grande edifizio in figura di chiesa; in una carta d'Europa assai rozza dell'anno 1120, pubblicata nell'Anzeiger für Kunde des teutschen Vorzeit del Mone, anno 1836, da un edificio maggiore degli altri. In due mappe, l'una probabilmente del XIII secolo, conservata nella cattedrale di Hereford in Inghilterra, l'altra disegnata nel XIV da Riccardo di Haldingham, Roma è contrassegnata dal motto: Roma caput mundi regit orbis frena rotundi. (V. Wright, Essays on archaeological subjects, Londra, 1861, V. II, p. 16). Ma in una carta aggiunta a un codice delle Grandes chroniques de Saint Denis, scritto fra il 1364 e il 1372, e conservato nella Biblioteca di Santa Genoveffa in Parigi, l'edifizio più cospicuo spetta a Gerusalemme.

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