Note 15 — CAPITOLO QUARTO LA SECONDA GUERRA CIVILE
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I motivi o i pretesti, a cui gli avversari di Cesare, avrebbero potuto dar mano per intentargli un processo, erano parecchi: la sua guerra «incostituzionale» contro Ariovisto «alleato ed amico» della Repubblica; l’inganno della sua intempestiva annessione delle Gallie; la sua guerra contro gli Usipeti e i Tencteri, che i suoi nemici accusavano di slealtà, e per cui i Catoniani in senato avevano chiesto che il proconsole venisse consegnato vivo al nemico (Suet., Caes., 24); il bottino enorme che era servito a corrompere in Roma senatori, tribuni, magistrati. Per questo vigile stato di animosità contro Cesare, in Roma, per tutto il 51 e il 50, le notizie degli insuccessi si diffondevano più rapidamente che non quelle delle vittorie cesariane; cfr. Cic., ad Fam., 8, 1, 4; Plut., Pomp., 57; Caes., 29.