← Table of contents
Rinaldo ardito

Note 298 — AI LEGGITORI CORTESI ED ERUDITI

Reading edition

Si vegga fra le poesie varie citate sopra a f. 184. la canzone che incomincia:

Quando il sol parte, e l'ombra il mondo cuopre,

ove alla stanza IV. l'Ariosto canta così:

Ginevra mia, dolce mio ben, che sola, Ove io sia, in poggio o 'n riva, Mi stai nel core, oggi ha la quarta estate, Poi che, ballando al crotalo e alla piva, Vincesti il speglio alle nozze d'Iola, Di che l'Alba ne pianse più fiate: Tu fanciulletta allora Eri, ed io tal che ancora Non sapea quasi gire alla cittate.

Dal che si ricava eziandio che la canzone ora data alle stampe dev'essere stata scritta da lui nell'età giovanile: tanto più che alla stanza VI. di questa egli dà al suo Genebro l'aggiunto di giovine. Nè voglio lasciar qui di notare che questa canzone, trovata dal Baldelli attribuita all'Ariosto e scritta di sua mano dal Varchi, non solo si legge stampata dal Doni ne' Marmi sotto il falso nome di Jacopo de' Servi; ma ancora nel libro secondo delle rime di diversi nobili uomini ed eccellenti poeti (Giolito 1547. in 8. a c. 150) e per errore più solenne ascritta a Giulio Cammillo, poeta, come ognun sa, a cui certo la lena non poteva di gran lunga bastare a scrivere cosa sì elegante e leggiadra.

Explore with AITake your curiosity a little further.

Reading settings