Note 39 — CAPITOLO XXXV. 1860.
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«Carissimo amico,
«Rispondo con piacere alla tua domanda.
«Un sabato sera, recandomi come di consueto al Club dell’Unione verso la mezzanotte, vi trovai un biglietto del marchese Massimo d’Azeglio, che mi invitava a recarmi da lui per un affare urgentissimo.
«Vi corro immediatamente e, tosto introdotto, d’Azeglio mi viene incontro sorridente e mi dice: Mi occorrono per domattina 250 o 300 mila lire e le voglio in oro tanti pezzi da 20 franchi. «Risposi che li avrebbe avuti alla prima ora di lunedì, ma che in domenica, colle banche chiuse, mi era impossibile procurarmi in oro la somma che mi chiedeva.
«Egli allora si avvicinò ad altra persona seduta in fondo alla sala, e che nella semioscurità non avevo ancora avvertita, e, scambiate con essa alcune parole, tornò da me e mi disse:
«— Mantenetemi il segreto — ma sappiate che è il Conte di Cavour che mi ordina di consegnare domattina al capitano Chiassi la somma indicata. Tutto quello che posso concedervi, per lasciarvi un’ora di più, è di mandare il Chiassi medesimo al vostro studio a prendere la somma.
«Capii facilmente che si trattava di cosa grave e risposi senz’altro che avrei atteso alle ore 11 il capitano.
«L’Azeglio prendendomi sotto braccio mi accompagnò fino all’anticamera, raccomandandomi ancora il più assoluto segreto.
«Confesso che non ero tranquillo, temevo di non potermi procurare una somma relativamente forte in oro, in un giorno festivo ed in poche ore, tanto più che non potendo dare spiegazioni di tanta urgenza, non potevo rivolgermi che a quei pochi amici che supponeva non me ne avrebbero domandate.
«Il banchiere Carlo Brot ed i fratelli Ronchetti mi diedero tutto l’oro che avevano in cassa (circa 7000 marenghi), altri di cui non ricordo il nome altrettanto; e un 2000 circa avevo nella cassa della mia Ditta: alle ore 10 tutta la somma era pronta.
«Alle ore undici il Chiassi, che conoscevo, coll’aiuto del facchino Scotti portò i sacchetti nella vettura e se ne andò. Mi domandò prima se occorreva rilasciare ricevuta, dissi di no, e mi accorsi, mentre mi stringeva fortemente la mano, che era molto commosso.
«Il giorno dopo d’Azeglio mi mandò in rimborso tante sue accettazioni di L. 50.000 cadauna pagabili presso il gabinetto del ministro Cavour.
«Due o tre giorni dopo si seppe della partenza di Garibaldi da Quarto. Mi parve di capire.
«Ti stringo cordialmente la mano
«Tuo aff.mo Costantino Garavaglia.
«Sig. Comm. Giovanni Visconti-Venosta».