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Ricordi di gioventù

Note 26 — CAPITOLO XXII. 1856.

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Sulla fine di quell’autunno scrissi uno scherzo poetico, al quale non è mancata una certa notorietà e che rammenterò qui seguendo l’ordine cronologico della mia narrazione.

Eravamo vicini alla riapertura delle scuole, e un giorno una buona donna, che abitava presso la nostra casa di Tirano, venne da me conducendo un suo figliuolo che era scolare di ginnasio, credo a Como. La madre mi disse che quel suo figliuolo era tutto mortificato, perchè non gli era riuscito di fare uno dei compiti autunnali datigli dal professore: veramente lo aveva principiato, ma non aveva saputo andare innanzi.

Il ragazzo piangeva, e io, lasciandomi intenerire, mi offersi di finirgli quel disgraziato compito. Trattavasi d’una poesia, il cui argomento, scelto tra i molti che correvano per le scuole a quei tempi, era: La partenza del Crociato per la Palestina. Lo scolaretto aveva cominciata la sua poesia così:

«Passa un giorno, passa l’altro Mai non torna il nostro Anselmo, perchè egli era molto scaltro Andò in guerra e mise l’elmo...»

Qui s’era fermato. Nel leggere quei versi mi balenò una tentazione cattiva, ma irresistibile; dissi alla madre e al figlio che ritornassero il giorno dopo, e che la poesia l’avrei finita io.

Corsi nel mio studio, ripetei quei quattro versi declamandoli, e il seguito venne da sè.

LA PARTENZA DEL CROCIATO «Passa un giorno, passa l’altro Mai non torna il nostro Anselmo, Perchè egli era molto scaltro Andò in guerra, e mise l’elmo...» Mise l’elmo sulla testa Per non farsi troppo mal E partì la lancia in resta A cavallo d’un caval. La sua bella che abbracciollo Gli diè un bacio e disse: Va! E poneagli ad armacollo La fiaschetta del mistrà. Poi, donatogli un anello Sacro pegno di sua fè, Gli metteva nel fardello Fin le pezze per i piè. Fu alle nove di mattina Che l’Anselmo uscia bel, bel, Per andare in Palestina A conquidere l’Avel. Nè per vie ferrate andava Come in oggi col vapor. A quei tempi si ferrava Non la via ma il viaggiator. La cravatta in fer battuto E in ottone avea il gilè, Ei viaggiava, è ver, seduto Ma il cavallo andava a piè. Da quel dì non fe’ che andare, Andar sempre, andare, andar... Quando a piè d’un casolare Vide un lago, ed era il mar! Sospettollo... e impensierito Saviamente si fermò. Poi chinossi, e con un dito A buon conto l’assaggiò. Come fu sul bastimento, Ben gli venne il mal di mar Ma l’Anselmo in un momento Mise fuori il desinar. Il Sultano in tal frangente Mandò il palo ad aguzzar, Ma l’Anselmo previdente Fin le brache avea d’acciar. Pipe, sciabole, tappeti, Mezze lune, jatagan, Odalische, minareti, Già imballati avea il Sultan. Quando presso ai Salamini Sete ria incominciò, E l’Anselmo coi più fini Prese l’elmo, e a bere andò. Ma nell’elmo, il crederete? C’era in fondo un forellin E in tre dì morì di sete Senza accorgersi il tapin. Passa un giorno, passa l’altro, Mai non torna il guerrier, Perch’egli era molto scaltro Andò in guerra col cimier. Col cimiero sulla testa, Ma sul fondo non guardò E così gli avvenne questa Che mai più non ritornò.

Il giorno dopo, quando la madre e il figlio ritornarono, il delitto era consumato. Ascoltai senza rimorso le parole della loro riconoscenza, e consegnai il foglio.

Passati alcuni mesi, mentre facevo un esame di laurea all’Università di Pavia, osservai che i professori mi guardavano con una certa curiosità, parlando piano tra loro, e ridendo. Finito l’esame, uno d’essi mi accompagnò dicendomi: Dunque... passa un giorno passa l’altro... è lei l’autore della Ballata?

Allora, in bel modo, lo interrogai anch’io alla mia volta, e seppi che aveva avuto il mio Crociato da un suo amico professore a Como; forse il professore di quel famoso studente.

Da quel giorno il Crociato peregrinò lungamente a mia insaputa, e me lo trovai dinanzi ogni momento, ora diminuito, ora accresciuto, e spesso spropositato. Per questa ragione, per gli spropositi cioè ond’è stato infiorato quello scherzo nelle varie copie e ristampe che ne sono state fatte, lo riproduco in questa nota nel suo testo originale, perchè in fatto di spropositi preferisco i miei.

E lo studente? L’anno dopo ebbe un posto in Seminario, divenne prete, e... passa un giorno, passa l’altro, oggi vive ancora; ma nella sua carriera non andò al di là della prima strofa, come gli era accaduto nel suo componimento poetico.

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