Note 11 — CAPITOLO IV. 1848.
Reading edition
Più tardi, quando alla verità si sovrappose la leggenda, molti vollero attribuirsi il merito d’aver respinto l’armistizio; si disse, tra l’altre cose, che il Governo Provvisorio lo accettasse, e che il solo Cattaneo lo respingesse: la verità è più semplice. Io mi atterrò a quanto ne scrisse Luigi Torelli, presente a quel Consiglio, nei suoi Ricordi delle Cinque Giornate, cronaca esattissima d’ogni fatto della Rivoluzione:
«Essendo presente anch’io a quel Consiglio, posso darne qualche ragguaglio. Riuniti in numero non minore al certo di quattordici o quindici, poichè, oltre il Governo Provvisorio, v’era il Comitato di guerra ed il Comitato di difesa (del quale io faceva parte), il presidente Casati espose la domanda di sospensione d’armi del generale Radetzki. Chi prendesse primo la parola non rammento; certo il signor Cattaneo fu uno di quelli che parlarono contro, ma sul numero di presenti tre soli opinarono per l’accettazione; gli altri, senza aver d’uopo di sforzi di rettorica di nessuno, la ripudiarono risolutamente, perchè era evidente che, in ogni modo, era più utile a Radetzki che a noi.
«Quando venne il mio turno, senza ripetere le ragioni degli altri, aggiunsi solo: che nella mia qualità di capo delle pattuglie, dovevo poi dire che si andava ben errati, se mai si credeva che quand’anche si avesse accettata la sospensione, i combattenti l’avrebbero rispettata; di disciplina non vi era nemmen l’ombra. Inoltre potrei anche appellarmi ai molti che spero ancora esistano, per rammentar loro come, durante il breve tragitto da casa Vidiserti a casa Taverna, si gridasse ad alta voce, no, no, non accettiamo sospensione; e questo fu ripetuto perfino nella sala maggiore di casa Taverna, che precede quella dove si tenne in Consiglio. Voi vedete dunque che senza nulla detrarre al merito reale del signor Cattaneo, non è quella circostanza che si può addurre come di gran servizio reso al paese.»