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Questioni internazionali

Note 1 — Capitolo Primo. — Il cancelliere Caprivi e Crispi.

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Il viaggio del Cancelliere germanico in Italia era un attestato di considerazione verso il nostro paese, che ufficialmente s'identificava all'estero con la persona di Crispi; e, comunque si pensasse circa l'utilità per noi della Triplice Alleanza, il sentimento della solidarietà nazionale verso lo straniero imponeva, come un dovere elementare, anche ai partiti di opposizione, un'accoglienza almeno deferente. La passione politica però fece velo a taluni radicali, i quali manifestarono l'intenzione di organizzare una dimostrazione ostile. Il prefetto di Milano telegrafava a Crispi in data 1.º novembre: «Iersera alla Società Democratica, Cavallotti propose banchetto di protesta per la venuta di Caprivi. Discussione fu violentissima. Proposta fu combattuta da Mussi e da Porro e fu respinta malgrado la minaccia di Cavallotti di ritirare la sua candidatura da deputato.» Il giorno seguente lo stesso prefetto telegrafava: «Ulteriori sicurissime notizie mi pongono in grado di informare V. E. che idea banchetto protesta contro venuta Cancelliere germanico venne di Francia e per mezzo del S. fu affidato a Cavallotti di propagarla. Respinta da tutti...., Cavallotti, irritato, disse ritirare candidatura politica Collegio Milano ed è partito per Meina.» Appena ricevuto il primo telegramma, Crispi, addolorato, pensò di sottrarre l'ospite ad ogni impressione sgradevole e telegrafò al Comm. Rattazzi, ministro della R. Casa, che esprimesse al Re il suo desiderio che s'invitasse il Caprivi a soggiornare nella Villa Reale di Monza. Il Re consentì immediatamente, come si rileva dal seguente telegramma del Rattazzi, 2 novembre: «Ho tosto rassegnato di Lei telegramma a Sua Maestà che mi incarica dire che Ella ha piena facoltà di rivolgere nell'augusto suo nome invito al Cancelliere per offrire la ospitalità nella Villa di Monza. «È dispiacente S. M. delle di Lei immeritate inquietudini, soggiungendo però che ritiene debba riuscire assolutamente vano il tentativo villano del Cavallotti, che non sarà seguito dalla popolazione milanese.» E infatti la disapprovazione di gran parte della stessa democrazia milanese fece abortire ogni idea di manifestazione scortese, e il Conte di Caprivi, il quale naturalmente nulla seppe delle fuggevoli preoccupazioni che la sua venuta aveva sollevate, fu alloggiato in Milano, nell'Albergo Cavour.

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