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Progetto filosofico di una completa riforma del culto e dell'educazione politico-morale del popolo ebreo, Tomo I

Note (168) — CAPITOLO XX.

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In tutte le età non si può senza un pericolo eminente, e inevitabile allontanarsi da' suoi pregiudizi, che l'opinione avea renduti sacri; nè fu in alcun modo permesso di fare delle utili scoperte in verun genere; tutto ciò che gli uomini illuminati hanno potuto fare ad un tale riguardo è stato di parlare in termini coperti, e palliati, e sovente con una vile compiacenza, alleare vergognosamente ancora la menzogna alla verità. Molti ebbero una doppia dottrina l'una pubblica, e l'altra occulta, la chiave di quest'ultima essendosi perduta, i loro sentimenti genuini divengono per lo più inintelligibili, e per conseguenza inutili per noi.

Or come dunque i filosofi moderni a' quali, sotto pena di essere perseguitati della maniera la più crudele, si gridava di rinunziare alla ragione per sottometterla a' prestigj del fanatismo; come, dico, uomini sì fattamente illaqueati avrebbero essi mai potuto dare un libero slancio al loro genio, perfezionare la ragione, accelerare la marcia dello spirito umano? Non fu che tremando, che i più grandi uomini del mondo travvidero la verità, rarissime volle essi ebbero il coraggio di annunziarla; coloro che hanno osato di farlo, sono stati severamente puniti della loro temerità; merce la superstizione non fu giammai permesso di fare uso del proprio pensiere, o di combattere i pregiudizj de' quali fu l'uomo in ogni tempo la vittima, o lo scherno.

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